+39 (338) 3113790 info@ninosurguladze.com

Rigoletto, un successo Ma per Domingo è stata una dura prova

Ci vorranno poco più di due mesi per la realizzazione del Dvd sulRigoletto a Mantova trasmesso sabato e domenica scorsi da Raiuno. L’ideatore dell’intera operazione, Andrea Andermann, realizzerà anche un documentario di circa un’ora dedicato a Mantova, che andrà a integrare i contenuti del disco. Le riprese saranno curate dal regista Giannarelli, che ha guidato una delle equipe che ha realizzato le riprese su Mantova messe in onda sui titoli di testa e di coda del film in diretta. Andermann racconterà Mantova in tutte le sue sfaccettature, «dal tortello di zucca ai maialini degli allevamenti». L’appuntamento, quindi è per novembre.

di Luca Ghirardini
Svuotato come non mai dai due giorni del Rigoletto televisivo. Placido Domingo è già a Los Angeles, dove sta preparando la prima mondiale dell’opera Il Postino, tra due settimane, ma è ancora provato dal suo esordio nel ruolo del buffone. Lo rivela al telefono ad Andrea Andermann, l’ideatore delle Vie della Musica che dopo Tosca a Roma, Traviata a Parigi e Rigoletto a Mantova, farà Cenerentola a Venaria Reale. Ma Domingo è un perfezionista e, anche in vista dell’uscita del Dvd rigolettiano, ha individuato una ventina di imperfezioni da correggere. «Addirittura – rivela Andermann – una l’ha captata mentre, durante la diretta, si trasferiva dalla sala dei Giganti al Giardino segreto di Palazzo Te, mentre andava ino onda la registrazione dell’incontro con Sparafucile sotto il Volto oscuro». Sono dettagli che andranno sistemati nell’ambito di un’operazione di cui Andermann è rimasto soddisfatto. «Domingo era fondamentale, senza di lui non avrei fatto Rigoletto – ribadisce il produttore – ma abbiamo avuto altre piacevoli conferme. A partire da Gilda». E’ stato infatti il soprano Julia Novikova a lasciare un forte segno con la sua voce e la sua espressività. Ed è forse un segno del destino che su piazza Mantegna, dove molti stavano seguendo il III atto dal maxischermo, al momento della morte di Gilda sia apparsa in cielo una stella cadente. «E’ nata una stella» conferma Andermann, che racconta anche come durante il II atto Julia fosse molto tesa per la paura che scendesse troppo la sottoveste, al punto da tenerla con le mani durante il duetto col padre. Ed è anche inciampata.
Molto bene è andato anche il Duca di Mantova di Vittorio Grigolo, che ha fatto breccia in molti cuori femminili, con ammiratrici che hanno inviato numerose e mail. «E’ una delle voci più belle in circolazione – afferma Andermann -: la sua è stata una performance di grande livello». Cosi come quella di Nino Surguladze, chiamata la ‘Penelope Cruz della lirica’ (ma ad Andermann ricorda Anna Magnani). Per ammirarla come Maddalena è arrivato a Mantova anche il presidente georgiano Saakashvili, da sempre melomane, al punto che, studente a New York, seguiva regolarmente gli spettacoli al Met nei posti in piedi.
Tutto bene, quindi? Qualcuno ha interpretato in senso negativo i dati Auditel. Andermann non la pensa cosi: «Anzitutto, non sono confrontabili i dati di Rigoletto con quelli di Tosca o Traviata: in 10 anni il mercato televisivo è completamente cambiato e non ci sono più le reti generaliste che comandano. Basti dire che la Rai si attendeva risultati inferiori del 50%, quindi è rimasta soddisfatta». Su internet, invece, è stato un boom: non era ancora finito il film, che già su You Tube impazzavano gli spezzoni del Rigoletto. «Questo ci può creare problemi – ammette Andermann – ma significa che la gente vuole condividere con altri queste emozioni. Rigoletto e la prestazione di Domingo sono stati come una bomba emotiva, siamo riusciti a uscire dallo schermo». Qualcuno ha parlato di kitsch… «Il kitsch è una forma barocca del bello – replica il produttore -; io, peraltro, non voglio fare opera, faccio varietà, televisione da guardare il sabato sera. Il principale risultato che abbiamo ottenuto è stato fare arrivare Rigoletto a un pubblico non operistico». Cambierebbe qualcosa? «Abbiamo avuto 11 settimane a disposizione per provare; potendo, ne aggiungerei un’altra. In questo modo lo scavo nei personaggi perseguito da Bellocchio sarebbe potuto arrivare ancora più a fondo». Nel film in diretta, protagonista principale è stata Mantova, che Andermann ha voluto descrivere in tre modi diversi nei titoli di testa, con rumori di fondo di animali che potevano riferirsi all’epoca di Rigoletto come ai giorni nostri. E un omaggio a quella che il produttore vede città dei cani, come da tradizione gonzaghesca è stata l’inquadratura dei cani della Camera Picta a cui è seguita quella dei sette cani fuori dalla porta del Duca: tre corsi ‘indigeni’, due levrieri salvati dalle corse (e dalle droghe) e dal macello, il cane di una corista e Tata, il labrador dal mantello marrone di Marco Bellocchio.
Ieri nelle sale del Capitano di Palazzo Ducale, dove si è insediata in questi mesi la Rada Film, c’era aria di smobilitazione. Ma Rigoletto a Mantova lascerà in città anche tracce permanenti. Il recupero della Rocca di Sparafucile, ad esempio, con le relative scenografie. Alla Rocca continuerà ad abitare Sparafucilino, il micetto adottato dalla troupe e che è diventato quasi una celebrità, approdando anche sulle pagine web di Le Monde. Resteranno alcune migliorie a Palazzo Te, dove è stata anche aperta una porta murata da anni nel Giardino segreto. E le riproduzione degli arazzi verranno affidate al Comune, anche per un eventuale futuro utilizzo.
Rigoletto a Mantova, insomma, per Andermann è una scommessa vinta. «Abbiamo rischiato molto, anche per via della salute dei cantanti, ma è andata bene». Ora una nuova sfida, a Torino. Andermann resterà fino a domenica a Mantova, una città che gli mancherà: «Ho vissuto qui tre mesi, instaurando un rapporto quasi carnale. Altre volte non era successo. Mi mancheranno i sassi delle vostre strade sotto la pianta dei piedi». Dietro di lui campeggia una scritta: «‘Quasi’ nella musica non esiste: o è ottimo o non è». Rigoletto è stato ottimo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA